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Qui è proprio il caso di dire “un oceano di nuvole”

Terzo giorno di riding, quarto dalla partenza. Tutto il dislivello effettuato nei giorni precedenti si fa sentire e partiamo tutti un po’ sottotono. La tappa di oggi prevede due spot molto fotogenici su ghiaione e una discesa finale su terreno tecnico.
Se da una parte i ghiaioni mi attirano poiché è qualcosa su cui poter imparare e provare nuove sensazioni, la discesa sul tecnico oggi non mi va tanto. Ne abbiamo già fatto e speravo in qualcosa di più flow. Ma non ho fatto io il programma e quindi, conscio del fatto che comunque sono a girare in bici a Tenerife e che tutto ciò che sto per fare sarà una figata, parto motivato a godermi i panorami e a cercare qualche linea che possa darmi soddisfazione.

 

Come previsto si parte su strada bianca, sulla quale si perde qualche metro di dislivello per andare a trovare il primo spot. Una montagnetta di pozzolana rossa friabilissima fa capolino dietro una curva e individuo subito quello che andremo a fare. Piccola risalita con bici in spalla osservando il mare (o meglio l’oceano) di nuvole che si è creato nel mentre sotto di noi. Io e Giorgio siamo eccitati all’idea di provare questo tipo di terreno e raggiungiamo velocemente la vetta.

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Che fatica risalire bici in spalla con il terreno che ti ingloba i piedi!

Le gomme affondano ma non troppo, si riescono a gestire le linee abbastanza bene, basta non entrare nei canali creati dall’acqua e non prendere le grosse rocce laviche che disseminano il terreno. Peso un po’ più indietro del normale per far galleggiare l’anteriore, partenza tra due grosse rocce non ancora sgretolate e via verso il pendio che ci riporta da Enrico che, più in basso, ci sta aspettando con la macchina fotografica in mano. Non ho tempo di capire come gestire qui la bici e purtroppo finisco in un canalino. Poco male, mi limito a rimanerci e ad assorbire le asperità e le pietre che mi si presentano di fronte. Meglio di me fa Giorgio che riesce a rimanere fuori e a trovare la sua linea, se pur priva di grosse curve. Ok, lo spot c’era e l’antipasto è servito. Sappiamo che tutto il monte che stiamo percorrendo è composto da questa poltiglia di pietre e che il bello deve ancora arrivare. Continuiamo quindi sulla strada bianca che ci porterà al secondo spot. Nel mentre vediamo enormi pendii morbidi. Per chi ha presente i pendii innevati dopo una bella infarinata, la conformazione è molto simile. Le linee aspre delle pietre laviche in vista si scontrano con la morbidezza creata dalla mousse di pietrisco che ricopre il versante. Il tutto farcito con i toni del giallo, nero e rosso. Uno spettacolo non da poco che ci fa immaginare linee di ogni tipo invitandoci a tuffarci, come in un pendio vergine. Come con dei bambini è Daniele, la guida, che ci tiene per la maglietta, spiegandoci che scendere sulla linea sbagliata significa trovarsi in una valletta cieca e dover risalire a spinta. Ci Spiega anche di non disperare poiché tra poco troveremo ciò che cerchiamo. Nuovamente dopo una curva, si manifesta il secondo spot. In effetti l’ambiente qui risulta davvero suggestivo e, cosa non da poco, è racchiuso tra due tronconi della medesima strada bianca. Questo significa che possiamo scendere per continuare il giro o, eventualmente risalire per rifarlo una seconda volta pedalando, e non spingendo con i piedi immersi fino alla caviglia. Questo tratto inoltre è molto ampio e privo di canale, così come di pietre. Insomma, è un foglio bianco. Eccitati per quanto andremo a provare ci lanciamo a turno dopo aver visionato la nostra linea. Io decido di aggirare un gruppo di pietre per provare a fare un curvone largo invece di seguire la linea più diretta, scelta da Enrico, che mi precede.

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BRAAAAAAAPPP

 

 

Il fondo è morbido e le ruote sembrano voler scivolare a tutti i costi. La sensazione è molto simile ad una sciata in powder con la differenza che qui non dobbiamo solo gestire gli sci, ma tutta la bici. Per sicurezza sgancio il pedale interno e mi preparo all’eventualità di dover mettere giù il piede ma, una volta capito il bilanciamento dei pesi, riesco a guidare in sicurezza. Cadere qui non è consigliabile perché a differenza della neve fresca il fondo presente è decisamente abrasivo. Cadere qui significherebbe sabbiare la bici e noi stessi (la sabbiatura è quella lavorazione con cui si toglie la verniciatura e si riporta l’alluminio allo stato grezzo).

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Si vede la scia delle strette curve tracciate da Gio, il rider più a suo agio su questo tipo di terreno!

 

Giorgio dopo di me sceglie un approccio più “sci-alpinistico” con curve più stretta ma sempre morbide, che non gli facciano perdere il ritmo.

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Daniele di Fluyendo Tenerife ci ha letteralmente tenuti per la maglietta… ci volevamo buttare come dei bambini in un negozio di caramelle!

Stessi 300m, tre diverse interpretazioni. Dritto fino in fondo per Enrico. Due curvoni a buona velocità per me. Pennellate rapide e sinuose per Giorgio.

Riprese ok, foto ok, possiamo continuare! Spero davvero di incontrare di nuovo zone come questa anche se so, dalla guida, che questo non accadrà. Ecco una buona scusa per fare quache altro viaggio in zone vulcaniche!

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Oggi abbiamo fatto parecchio portage

Terminata la discesa su strada bianca spingiamo con la bici a spalla per una decina di minuti per risalire di fianco ad una centrale idrica. A Tenerife l’acqua corrente viene estratta dalla montagna e spesso ci si trova di fronte a casupole da cui partono grossi tubi con diametro di mezzo metro, che escono dal fianco del pendio e scendono a valle. Seguiamo proprio uno di questi in salita, per arrivare al punto di partenza della discesa che ci porterà in fondo. Ci aspetta una traccia bella lunga con discrete difficoltà tecniche. Ciò che però mi preme davvero è vedere i panorami, fantastici, che troveremo essendo ancora ad una altitudine di circa 1000 slm.

Il primo panorama non tarda ad arrivare. Un piccolo promontorio sporge sopra una valle tra due monti. Quello a sinistra ci lascia intravedere una traccia che percorreremo a breve sul versante a nostro favore. Dalla valle centrale si può invece intravedere facilmente Las Americas. Questa è la cittadina presente in Tenerife votata al turismo più becero. Le spiagge di sabbia riportate dal Sahara, si sposano alla perfezione alle “Pizzeria bell’Italia- Istanbul Kebab -BBQ American Grill- CinCiò Sushi”, così come ai villaggi per le famiglie. Insomma, una Rimini dell’isola che comunque copre una buona fetta di mercato in quanto a turismo, vista la quantità di gente che ci troveremo una volta arrivati.IMG_2899

Dopo un sorso d’acqua e un po’ di frutta secca ci mettiamo in marcia verso la linea visibile nella montagna. Se da una parte questo tracciato risulta molto panoramico, dall’altra l’alto tasso di tecnicità presente non ci permette di togliere gli occhi dal sentiero se non attraverso brevi pause per ricompattare il gruppo. Anche qui i colori della terra sono molto vari e si alternano in rapida successione.

Ancora un paio di scatti su due curve esposte e sui versanti ben illuminati. Il sentiero diventa sempre più ripido e stretto man mano che si scende. Pur non essendo un amante dei nose press in molti casi, qui, sono l’unica soluzione. P1110642Poichè la mia bici da enduro/park non è sicuramente agile P1110608come una trail, appena riesco cerco di tagliare i tornanti o le curve per cercare la linea più diretta. Il terreno è ripido e duro ma offre buon grip. La carenza di vegetazione, formata per lo più da cactus e bassi arbusti, permette di scegliere la linea o crearsela con buon anticipo e relativa facilità. Il trail ci tiene con la testa impegnata a lungo poiché, come detto, non possiamo mollare la concentrazione nemmeno un secondo. P1110524Io e Giorgio abbiamo un passo più spedito di Enrico e della guida che lo segue. Nelle pause per aspettare i nostri compagni, discutendo, iniziamo a definire il trail come “da capre”, per via della sua indole trialistica. Ecco che per semplicità esce il nome di Goat Trail. Pensate che ridere quando, al fondo del sentiero, incontriamo davvero 4 capre, appese alla roccia, che ci guardano passare con aria stupita. Non sappiamo il vero nome del trail ma, dopo questo incontro, per noi rimarrà sempre il Goat trail. Come detto non avevo gran voglia di questo tipo di terreno ma devo dire che, per gli amanti del vert riding o dello stile trialistico, si tratta di una lunga discesa da sogno in cui le curve strettissime si susseguono intervallate da tratti in cui trovare la linea più pulita diventa una necessità. Il terreno, su questo trail, è fatto di rocce fisse e risulta, come conformazione e grip molto simile a quello delle nostre alpi quando si scende a bassa quota.

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Perso il paracatena ci siamo dovuti arrangiare… Purtroppo ci siamo dovuti bere parecchie birre a testa per avere i pezzi necessari!

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Eccoli i colori di cui parlo spesso… il terreno passa dal rosso al giallo in un momento!

Alla fine del giro siamo decisamente stanchi e provati ed è, questa volta, una liberazione sapere che perderemo gli ultimi metri di dislivello su asfalto per tornare al Furgone di Fluyendo dove Silvia ci sta aspettando. Del resto dopo tre Giorni intensi di riding in cui la concentrazione è sempre al massimo e il dislivello è importante, anche il rider più allenato si godrebbe una pausa. Da questo punto di vista la lungimiranza di Enrico, che ha chiesto un giorno di pausa per l’indomani già in fase di prenotazione, ci ricorda chi è l’adulto del gruppo e ci proietta direttamente al giorno seguente invitandoci a programmare al meglio la giornata di vacanza senza bici…Obiettivo: CIMA DEL TEIDE!

Canzone del giorno: Flux Pavilion- I can’t stop