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Ieri niente bici. Ci siamo rilassati ed impigriti e per questo il report di oggi tratterà anche dei misfatti di ieri. 2 in 1!

Day 4 Turisti

Il programma che abbiamo studiato a tavolino prevede di tutto un po’ con una buona flessibilità se non dovessimo riuscire a rispettarlo. Insomma siamo in vacanza e facciamo cosa ci va!

Prima tappa: Cima del Teide. Come già detto in precedenza “El Teide” è il vulcano che sovrasta e da cui si genera l’isola di Tenerife. L’arcipelago delle Canarie, fatta eccezione per Fuerteventura su cui esistonIMG_3534o pareri discordanti e che sembra un’isola a sé, è di origine vulcanica e questo spiega la tipologia di terreno così come i diversi colori che abbiamo visto nei giorni scorsi. Le eruzioni (pietre appuntite) e le colate (pietre più tonde) più giovani si presentano di colore giallo e in alcuni punti emanano ancora odore di zolfo. Col tempo il colore vira verso il rosso e infine al nero per le colate più antiche (migliaia di anni fa). Questo è dato dall’ossidazione dei metalli all’interno della pietra.

Il Teide così come lo conosciamo oggi, non è altro che l’evoluzione di eruzioni in successione del vulcano. Daniele, la guida MTB nonché biologo, ci ha spiegato brevemente quello che andremo a vedere. I versanti su cui si gira in bici, così come quelli su cui sono state costruiti paesi e attività agricole, sono quelli dell’antico Teide. Questo infatti era un classico vulcano con cratere migliaia di anni fa. Una eruzione successiva fece collassare i bordi del cratere creando un enorme pianoro a 2000 IMG_3550slm attorniato da delle “mura” naturali che si erigono maestose tutt’intorno. É impressionante passare in macchina sull’unica strada costruita in mezzo a questa distesa pianeggiante. Rocce grosse come case si intervallano a massi delle dimensioni di una utilitaria in un paesaggio che appare come una frana, ma in piano. Da qui, in seguito ad altre eruzioni successive nascono poi due vette, una chiamata “il vecchio Teide” più bassa e di relativo interesse, ed una, più alta, considerata ad oggi la vetta del vero Teide. Questa ha la forma classica di una montagna e non ha quindi nessun cratere. É impressionante trovarsi di fronte a questo monte poiché si tratta, a tutti gli effetti di una montagna di circa 1700m di altezza, poco di più. Niente di strano, se non fosse che pone le proprie basi proprio nel cratere dell’antico vulcano, che portano l’altitudine reale della punta oltre 3700 slm. Quando ci si trova al cospetto del monte e ci si rende conto di cosa abbiamo intorno, ci si accorge della portata e della potenza della natura. Prima eruzione e il monte collassa creando un altipiano, seconda eruzione e nasce una vetta oltre 3700slm. IMG_3529Ok che da un punto di vista scientifico le cose saranno più complesse e mi verrà obiettato che i tempi per queste opere sono misurati in millenni; ma l’effetto è di sicuro impatto.
Per arrivare in cima alla vetta esiste una cabinovia rapida e decisamente “turistica”. I 26€ che ci vengono chiesti sono simili ad un giornaliero in alta stagione in una stazione sciistica di tutto rispetto. Qui però la cifra copre i soli tratti di andata e ritorno. Del resto esiste un sentiero che porta in cima, ma fare 1700 metri di dislivello in salita partendo da 2000 slm non è nelle nostre corde, e quindi non ci resta che pagare lo scotto e salire in cima comodamente.

Lassù la vista è impagabile. Il monte scende ripido sotto di noi e ci lascia vedere facilmente l’altipiano, gli antichi pendii interni del cratere e, dietro, in lontanza, la costa e l’oceano a perdita d’occhio. Non siamo fortunatissimi poiché la giornata di oggi è un po’ nuvolosa e, il versante ovest dell’isola risulta totalmente coperto dalle nuvole. DCIM100GOPROLa parte sud invece ci da grande soddisfazione e vediamo in lontananza, minuscoli, il paesino di El Medano, dove alloggiamo, e l’aeroporto di fianco, così come il tratto di oceano su cui si affacciano. L’idea che personalmente ho avuto è stata quella di vedere dei gironi danteschi. Noi in cima, un primo girone sotto, un secondo a seguire. Una vista unica che sicuramente mi rimarrà impressa a lungo. Divertente vedere anche i turisti più sprovveduti che si presentano ancora convinti di essere in spiaggia. Infradito e pantaloncini, così come felpine leggere, si devono arrendere ai 4 gradi e alla neve presente in cima al monte. Faceva davvero freddo ma del resto se si sale a 3700 slm, a Gennaio, non ci si può aspettare nient’altro.

Tornati giù decidiamo di scendere su un diverso versante che ci porterà ad ovest dell’isola a vedere Los Gigantes. Questi non sono altro che grandi massicci che si buttano a picco sul mare. Carini ma niente di entusiasmIMG_3539ante a tutti gli effetti e, quel poco di affascinante che avrebbero potuto presentare, si annulla disturbato dal porto e dalla cittadina prettamente turistici.

Una grande sorpresa invece l’abbiamo trovata durante la strada. Infilandoci in stradine sconosciute ci siamo ritrovati al paesino di Chirce. Qui l’unico ristorante presente ci ha proposto una serie di portate a base di carne di capra, coniglio, manzo, patate (alimento principale dell’isola), salumi e formaggi locali. Insomma una sinfonia di piatti davvero buoni e caserecci. Antonio, questo il nome dell’ometto di bassa statura e di madrelingua Canaria che dirigeva il locale, non ci ha praticamente fatto scegliere niente. Presumendo di consigliarci, o di non capire bene cosa volessimo, ha iniziato a portarci sul tavolo una serie infinita di piatti fantastici.

A nostro avviso anche il vino della casa era stato spremuto direttamente con i piedi “alla vIMG_3541ecchia maniera”.IMG_3552

Proprio durante il viaggio per raggiungere il Teide discutevamo di come volessimo provare un posto tipico, uno dei classici ristoranti, o locali, non invasi dal turismo delle gite organizzate, quelli in cui i proprietari coltivano ancora l’orto e in cui le norme igeniche sono quelle di una fattoria più che di un ristorante. Quei posti in cui se non sai la lingua locale non sai come farti capire dai camerieri. Ebbene questo era il posto e mai scelta fu più azzeccata. Abbiamo mangiato tanto e bene, abbiamo speso relativamente poco, non abbiamo ancora riscontrato malattie (per ora). Da paura!

Il lungo pranzo, così come la visita a los Gigantes, IMG_3542ha fatto sì che ci ritrovassimo in un batter d’occhio a più di metà pomeriggio. Immersi in campi di “platano”, ovvero di Banane, abbiamo quindi puntato verso un’ultima meta che ci eravamo prefissati. Tre maschi in vacanza, tempo libero, adrenalina in corpo ancora presente dai giorni precedenti. Un’unica soluzione. Gara sui go-kart. Per non farci mancare niente e tirare fuori quell’ignoranza tipica dell’italiano medio, così come per dare un senso al fatto di aver portato fino qui i caschi integrali ci siamo buttati in una pista che il giorno precedente avevamo visto passando in autostrada. Pista solo per noi. Nessuna regola. Giorgio è stato fatto partire addirittura con il caschetto aperto senza grossi veti. Nemmeno quando, battagliando con Enrico, proprio Giò ha fatto volare in aria un numero imprecisato di gomme che delimitavano la pista, siamo stati ripresi dai proprietari della pista che se
la vivevano con vero spirito canario.

Nessuno scarico di responsabilità, nessuna regola in pista, ignoranza a palate. Del resto cercavamo questo da una vacanza, il famoso “rutto libero” alla Fantozzi, ed oggi l’abbiamo trovato. Grande pausa per rigenerarsi e prepararsi alla giornata di domani, ci aspettano altri 2000 m di dislivello in discesa e Daniele ci ha detto che saranno davvero fisici. Oggi ci siamo riposati e siamo di nuovo prontissimi ad aprire nuovamente la manetta!

Canzone di oggi: Sak noel-Loca People

 

 

 

 

 

Day 5 – Las Americas

IMG_3523Riposati, esaltati per il meteo sempre con noi e per il calore che ormai ci ha pervaso, siamo pronti a partire! Colazione leggera come al solito e via (la nostrIMG_3522a classica colazione Canaria era a base di uova, formaggio di capra, pancetta, mais, pomodorini… quello che c’era in frigo insomma). Nuovamente saliamo verso il vulcano sempre sul medesimo versante (sud-sud ovest) e infatti, oggi, partiremo dallo stesso posto da cui siamo partiti due giorni fa, e arriveremo nuovamente a Las Americas. Traccia completamente nuova però, che inizia subito con una breve pedalata/spinta di 5 minuti. Niente di faticoso, giusto un riscaldamento per poi buttarci nella tappa forse più fisica di tutta la settimana. Quest’oggi non avremo grosse risalite ma solo rapidi strappetti. Il tracciato inizia subito sottoforma di single track su terreno sdrucciolevole. Ormai, dopo qualche giorno che ci giriamo, ci abbiamo preso le misure e scendiamo decisamente più sicuri e allegri.

Proprio questa rilassatezza sta alla base di ciò che avviene poco dopo, uno dopo l’altro cadiamo infatti vittima di cadute o rotture. Giò, fermandosi per fare delle riprese, perde di mano la bicicletta mentre la sta appoggiando a terra. Il risultato è un bel bollo al telaio (niente di strutturale ma girano le balle come potrete ben intuire!), un segno che non racconta nemmeno di una caduta epica o di un utilizzo super arrogante della bici… gli è scivolata di mano ed è andata a finire su una lama di roccia. Che sfiga. Nemmeno il tempo di finire di snocciolare il rosario (da buon bergamasco non si è fatto mancare nulla) che Enrico, ripartito da 5 metri netti dopo aver fatto la fatidica ripresa, cappotta in avanti e finisce di costole su un’altra pietra aguzza. IMG_3553Blocco del respiro, dolore, ansia. Si rialza e sembra comunque ok. Probabilmente ha incrinato una costola o ha lesionato qualche muscolo. Ha male anche ai polsi avendo anteposto le mani alla faccia per evitare conseguenze peggiori. Decidiamo di provare a ripartire al volo per sfruttare l’effetto “muscolo caldo” e trovare rapidamente una strada bianca o comunque una via d’uscita verso l’asfalto dove Silvia possa venire a recuperare Enrico per portarlo al pronto soccorso per dare una controllata. Neanche un minuto di discesa ed ecco che finisce il quadretto familiare con la mia gomma posteriore che esplode di colpo (pizzicatura, non giravo tubeless) in una sezione molto veloce e rocciosa, tagliandosi poi sul fianco nei successivi 10 metri di frenata con gomma a terra. Mannaggia, intravedo una strada bianca e decido di fermarmi lì per riparare il tutto con l’aiuto di Gio in attesa della guida Daniele e del dolorante Enrico, in arrivo dietro di noi al loro passo. Proprio mentre giriamo la bici per smontare la ruota suona la radio (fortunatamente avevo portato le radio che uso ai corsi per gestire al meglio il gruppo… sono un grande aiuto quando si gira con gruppi che hanno ritmi diversi o comunque in posti in cui il cell non prende/all’estero). Enrico non riesce a guidare la bici perché ogni ostacolo induce una fitta e gli toglie il respiro. L’organizzazione sarà quindi la seguente. Schermata 2015-02-12 alle 16.02.20Giorgio risale a piedi a recuperare la bici della guida che invece accompagnerà Enrico fino alla strada portandogli il mezzo. Infine Silvia di Fluyendo verrà a prendere Enrico per portarlo in ospedale e gli altri torneranno qui, dove io metterò a posto la mia gomma e li attenderò (come al solito sembro il pigro della situazione ma non è colpa mia!). Il tutto fila liscio e dopo una mezz’oretta abbondante siamo di nuovo sulla traccia. Enrico nel mentre sta tornando a casa e mi scrive via sms che non sente il bisogno di andare in ospedale, anzi è già lì che si sogna il nostro terrazzino su cui prendere il sole e riposarsi. Rincuorati dall’animo ancora scherzoso di Enrico ci rimettiamo in marcia. Il terreno di oggi è veramente duro. Le velocità sono alte e le pietre taglienti e fisse. Buco la gomma posteriore ancora due o tre volte poiché ormai il copertone è sfatto dai continui impatti e dai brevi tratti che percorre sgonfio ogni volta che buco. Diamo fondo a tuIMG_3556tte le camere d’aria, le toppe, tutto. Gonfio più che riesco per prevenire pizzicature. Speriamo che tenga fino in fondo che qui non abbiamo più niente!

Più avnati Giorgio cade cappottando su una pietra e prendendo un bel colpo alla coscia… ma è tutto ok. Anche la guida Daniele fa un ruzzolone giù da un passaggio tecnico. Oggi non è giornata.

Il tracciato continua abbastanza costante. Attenzione, non pensiate sia noioso, si tratta di un tracciato veloce e scassato, davvero bello in ottica enduro e a mio avviso molto allenante in ottica gare. Bisogna guidare leggeri per non spaccare tutto (tipo le ruote) e scorrere via dalle sezioni di roccia fissa, si possono cercare tante linee dirette poiché anche qui, come in tutto il sud, la vegetazione non è rigogliosa se non proprio assente. Costeggiamo un paio di enormi “barranchi”, valloni con bordi verticali. Impossibile vederne il fondo poiché nessuno sano di mente penserebbe di sporgersi abbastanza. L’eco che fanno questi crepacci nel terreno è davvero curioso e, quando Daniele lancia una pietra per farci sentire l’altezza di queste formazioni nel terreno la curiosità diventa paura e si arretra di un altro passo dal bordo. Immaginatevi una scena di questo tipo. Daniele lancia la pietra dicendo di cogliere il tempo di caduta per capirne l’altezza. Passa qualche secondo…. “ma io non sento niente”…. passa ancora qualche secondo…..”boh”……. ancora secondi…. -Splash- (amo le onomatopee dei fumetti!) la roccia che arriva in quello che doveva essere un ruscello sottostante….. “ah.. ok…. faccio un passo indietro”.

In cielo ci sono molti parapendii e in effetti veleggiare sopra questi scenari deve essere davvero una figata.

Riprendiamo la discesa che, nella sua parte finale diventa man mano più trialistica pur mantenendo sempre un buon ritmo.

Arriviamo a Las Americas e l’adrenalina scende. La traccia c’era, il ritmo anche, i paesaggi da paura come al solito, il caldo sempre presente ma al furgone non c’è la solita euforia… oggi manca la testa: come starà Enrico?

Mentre carichiamo il furgone gli scriviamo: -Stiamo arrivando.. come va?- … -Dolorante ma mi sto abbronzando tantissimo!-

Schermata 2015-02-12 alle 16.00.24Aahahahahahahah. Come spesso accade è troppo importante viaggiare con la gente giusta, quelli con l’attitudine positiva addosso sempre e comunque. Una volta a casa il rammarico più grosso per Enri sarà quello di non aver raidato con noi quest’oggi, più del dolore fisico che prova in questo istante. Troviamo un nuovo passatempo preferito. Sparare cazzate per fare ridere il malato e vedere le smorfie del divertimento misto a dolore di chi ride con due costole incrinate. Siamo dei maledetti, lo so bene, ma il morale è tornato alto e un sorriso, anche se dolorante, è sempre un sorriso.

Canzone di oggi: The guns of Brixton – The Clash