La prima volta che ho inforcato questa bici da enduro ero molto curioso. Poco di lei si sapeva essendo Bergamont una marca nuova sul mercato italiano. Oltralpe però spesso ci capitava di incontrare team che utilizzavano questo mezzo ai massimi livelli. Poi è un progetto nuovo, con tutte le caratteristiche di un mezzo super moderno. Dopo il FLOW di Finale Ligure dello scorso anno, momento in cui siamo stati “presentati”, il set-up della bici è stato oggetto di molti ritocchi. Lo sforzo è stato di non cambiarne la natura che già con il mezzo di serie spaccava abbastanza. Basta farsi un giro sul web per scoprire molte testate giornalistiche ne hanno parlato con entusiasmo. Poi è arrivata l’estate… finalmente riaprono gli impianti nei bike park e comincia ad affacciarsi un’ideuccia, figlia della mia voglia di sperimentare sempre…

Per anni ho utilizzato bici da park mono piastra e la sensazione positiva di questa Bergamont mi ha suggerito di provare una modifica abbastanza estrema: portare il suo assetto il più possibile vicino ad un uso esclusivamente park! Ok! Obiettivo primario è rendere tutto il sistema più stabile alle alte velocità, per poter affrontare piste da DH e pendenze estreme, unite a terreni superinsidiosi.
Quindi cosa fare ? Portare l’angolo di sterzo di 64°, ben sfruttabile in park, adattare la corsa dalle sospensioni per ottenere una risposta molto più lineare, adatta alla brake bumps e magari strizzare da forca e ammo qualche millimetro in più di corsa.
Per prima cosa ho recuperato un ammortizzatore con interesse più lungo da 216 a 222, che montava senza problemi grazie al Flip Chip nato per regolare la geometria di questo modello (invertendo il chip si può aprire lo sterzo e abbassare il movimento centrale). Il movimento del carro posteriore risultava quindi nei limiti di funzionamento concepiti per questa bici, sfruttando tutta l’ampiezza possibile. Per avere una risposta lineare, soprattutto in fase di inizio compressione, ho preferito un ammo a molla. La corsa originale della bici al posteriore era di 165 mm alla ruota che è passata a circa 180.

La Formula Selva montata all˙avantreno essendo super regolabile è passata da 170mm di corsa a 180. Per mio stile personale ho l’esigenza di tarare le sospensioni molto morbide nella prima fase di compressione per poi avere una rampa abbastanza violenta nella seconda parte. Quindi pacco lamellare CTS HARD per la forca e livello olio nella camera positiva al massimo consentito.
Resta il problema della stabilità di sterzo. Ora la bici ha 65° di sterzo, già abbastanza aperta, ma voglio di più. Monto quindi una serie sterzo angolata, che mi regala finalmente i 64° tanto agognati. Piccoli ritocchi al resto, manubrio alto e 810 di larghezza, sella inclinata verso il posteriore, sistema antistallonamento DEANEASY montato negli pneumatici Maxxis double ply…

Un mostro!

È ora di provare.

Quale posto migliore di un tracciato DH puro come quello del nazionale di Prali? Qui le prime sensazioni mi portano a scegliere per una molla dell’ammo un pelo più dura di quella che pensavo di utilizzare, ma la bici spinge veramente tanto e dopo la giornata decido che i freni FORMULA CURA montati, si meritano dischi da 200 su entrambe le ruote!
Ovviamente la bici si è appesantita ma in realtà non mi disturba sentirla un po’ più sotto, soprattutto a velocità sostenuta nelle pietraie e a tutta con i compagni di merende, DH muniti…
Tutto questo sforzo, è nato dal pensiero del PROCamp tanto agognato di Morzine!
Le ossa la piccola ENCORE se le è fatte: siamo passati indenni da Livigno, Serre Chevalier, Sauze d’Oulx, Fai della Paganella, Molveno, Sestri, Finale… ma ora si farà sul serio…
Qui a Le Porte du Soleil c’è praticamente qualsiasi trail, dalla pietraia mortale, fino al flow più dolce e ritmico con saltoni infiniti. La bici si comporta bene, i muscoli che l’assetto nuovo le ha regalato si fanno sentire nello scassato, e l’angolo di sterzo aperto è uno spettacolo nel ripido.
Dopo una settimana di riding intensissimo, posso dire che la bici con questo assetto è perfetta nelle tracce “a caso” nei boschi di Pleney e Supermorzine, dove la parola ripido prende un’altra accezione rispetto a qualsiasi altro posto abbia visto, e il fondo naturale assolutamente non lavorato, se non dal passaggio delle bici, è sempre al limite dell’aderenza. I passaggi supertecnici nei boschi vengono digeriti tutti ed i componenti lavorano bene e sono ben bilanciati. In pista di DH, quella vera, sento un pò il limite del mio progetto: la velocità molto elevata su questo tipo di tracciato rende la bici nervosa, e qui la natura enduristica della bici viene fuori e mi consiglia di chiudere un pò la “manetta”…

Ora è novembre, l’esperimento è concluso e la mia curiosità appagata: ho portato al limite la bici, che con orgoglio mi ha seguito e si è divertita con me! Non male per un mezzo che, come si può leggere in tanti test, si pedala benissimo anche in salita!

Missi – RCM Staff